Da Ceoris a Eldor

Tratto dagli scritti dello storico eldoriano Lomion.

Eldor, un nome in principio, una realtà alla fine.

Tutto iniziò alla fine della guerra. Quella guerra, che dopo aver mietuto vittime, aveva reso un popolo appena ritrovato, senza patria. Un popolo, quello dei mezz’elfi, da anni considerato come scarto di rapporti che dal principio non dovevano avvenire, aveva finalmente trovato modo e luogo di realizzare quello che fino ad allora era considerato un’utopia: una patria per la propria razza. Ma essi si illusero di averla trovata a Ceoris, a sud del doriath inferiore, nelle lontane e pacifiche terre elfiche dove tutto cresce rigoglioso e verde nei mille boschi da sempre custoditi dagli elfi. Cosi non fu: quello che sembrava fosse iniziato magnificamente, si mostrò con il passare del tempo per quello che era: un rapporto ostico e insostenibile tra i vari governatori, senatori e haran delle diverse città che ogni giorno si trovavano a discutere animatamente per un fatto nuovo e increscioso che riguardava il rapporto tra elfi e mezz’elfi. Questo portò ben presto ad una guerra, che vide immancabilmente la sconfitta di un piccolo villaggio rurale quale era Ceoris, il quale non poteva resistere all’intera alleanza Elfica, neppure con l’ausilio dei nani, accorsi in aiuto dei mezz’elfi.

L’ESILIO

“Codesto acre odore al calar del sole, la cenere unica superstite, volava via leggiadra trasportata dal mite vento del sud”

A seguito della sconfitta, gli ex Ceoriti vennero esiliati da tutto il doriath, sotto editto delle tre città elfiche riunite sotto unico vessillo. Cosi per il popolo della defunta ceoris iniziò un lungo peregrinare, che li portò dal clima mite del continente elfico, al cado esotico del deserto e della foresta tropicale mista a paludi delle terre selvagge. Queste furono le uniche terre che non si lamentavano dei loro nuovi inquilini; le città che vi erano state edificate ignoravano quasi il recente esodo che era appena avvenuto. Il popolo mezz’elfo si stabilì cosi provvisoriamente presso un gruppo di case quasi abbandonato a se stesso, abitato solamente da un uomo vecchio, burbero, solitario, non abituato a vedere cosi tanta gente insieme. La gente era solita chiamarlo “rifugio dei raminghi”, un popolo che nei tempi passati riuniva sotto un unico nome persone di razze e credi completamente diversi, con l’unica caratteristica comune di non amare particolarmente la vita legata alla città. Essi prediligevano la natura, la liberta e la vita strettamente legata e dipendente da ciò che la terra poteva offrire loro. Ma i raminghi del presente non erano nient’altro che resti di quello che un tempo rappresentavano: erano pochi, disorganizzati, senza un ritrovo fisso, in continuo pellegrinaggio tra le città degli umani, le stesse città un tempo cosi tanto odiate dai loro predecessori. Cosi per gli “ex ceoriti” come venivano ormai chiamati iniziava un nuovo capitolo della loro esistenza, un capitolo assai duro; una vita fatta di sofferenza, cercando in tutti i modi di sopravvivere. La zona era tropicale, mitigata raramente dal mare vicino, la palude di vortirgen emanava un odore fetido che spesso arrivava fino all’accampamento allestito sulla punta della piccola penisola dov’era situato il rifugio. La loro casa era ora un gruppo di tende che, seppur montate abilmente su terra solida, non potevano offrire protezione e sicurezza come una vera casa. Spesso, a causa del clima umido, c’erano frequenti acquazzoni o vere e proprie tempeste, che costringevano gli esuli a rientrare con quel poco che potevano portare, nel rifugio, unica struttura solida nei dintorni. Ma neanche qua mancavano le visite degli elfi, seppur sporadiche, che per fortuna si concludevano tutte con un nulla di che. Dopo poco, gli unici visitatori dei mezz’elfi erano gli uomini lucertola, i serpenti e gli orchi. Qualche volta si potevano persino osservare gruppi di selvaggi, che spinti da ignoti motivi, arrivavano fino al rifugio ma non tornavano piu indietro vivi. Il tempo passava, le priorità degli esuli erano cambiate: non era piu necessario ne utile vestirsi con abiti consoni ad una città, ma bisognava quasi sempre indossare scomode e pesanti armature, per poter affrontare qualsiasi evenienza si presentasse.Anche per il cibo era cambiato tutto: alcuni di essi furono costretti dalla necessità ad imparare la cucina, per poter sfamare tutto il popolo. La caccia divenne la loro primaria fonte di cibo, accompagnata da enormi distese di frutta e ortaggi coltivate sulla stessa penisola, distrutti metà delle volte dalle talpe. Ma con il passare del tempo, l’intero popolo si abituò al nuovo stile di vita. E dopo un mese dalla guerra venne revocato il bando dalle terre elfiche a tutti gli ex ceoriti ad eccezione dei due vir. Questo creò stupore ma nessuno di essi era intenzionato a tornare a vivere in una città che prima chiamavano casa ed ora avrebbero chiamato avamposto degli elfi. Intanto il popolo dei mezz’elfi subiva notevoli cambiamenti, nuovi acquisti e alcune perdite. Uno dei vir, Raghnar, abbandonò il gruppo intero poco dopo la guerra, e si stabilì dapprima ad Amon, e successivamente a Loknar.

RIPARTENZA

“Cosi la cenere sparsa al vento cominciò a radunarsi con cura come se avesse volontà propria”

Molti altri decisero di unirsi al popolo dei mezz’elfi, rimasto con un solo vir a governo.Atto lodevole il loro, che abbandonarono le loro città dove erano cresciuti e si unirono al gruppo, in una vita disagiata ma serena. Passarono alcuni mesi e il popolo era ormai completamente autosufficiente, in grado di gestire qualsiasi evenienza e problema, in grado di sfamarsi, di procurarsi e prodursi armi e armature di ogni tipo e materiale. Alcuni di essi si diedero alla via marittima, imparando abilmente la navigazione marina, e tuto ciò che riguarda il governare una nave, di qualsiasi tipo o forma. Il popolo ripresosi, ottenne alcune interessanti proposte dalle città umane, che fino ad allora ignoravano i fatti accaduti di recente ai mezz’elfi. Dapprima Hammerheim, città allora alleata con Ondolinde, offrì un forte, Forte Fenice, in cambio del loro aiuto militare nella guerra che da tempo stava logorando la città: la guerra dei Lealisti. I mezz’elfi non seppero neppure di questa offerta che gia il loro vir l’aveva rifiutata. Mossa assai stupida questa, da parte del vir, che iniziò cosi a suscitare alcune polemiche in qualche mezz’elfo. Poco dopo arrivarono ben due proposte da parte di Amon, la stessa città che tempo addietro aveva abbandonato il villaggio di Ceoris, lasciandoli soli nella guerra contro l’alleanza elfica. Le proposte, simili, vennero rifiutate a seguito di una votazione. In mente cominciava a formarsi l’idea di trovare un nuovo luogo, nelle terre di nessuno, lontano da sguardi di altre città, in cui il popolo esiliato avrebbe finalmente potuto costruire una nuova città e ricominciare a vivere. Idea utopica che molti credevano impossibile, date le enormi difficoltà che si sarebbero dovute affrontare. Ma un giorno, durante una normale battuta di caccia, un gruppo di mezz’elfi si spinse nelle terre degli orchi, e tra forti e fortini, scorse un crepaccio nella montagna alla sorgente del fiume. Incuriositi vi entrarono, e videro un enorme grotta, con una fortezza in fondo, tuta impestata da orchi e troll. La grotta era umida e sporca, e aveva un puzzo insopportabile dati i loro inquilini, ma subito ad alcuni dei mezz’elfi venne un’illuminazione: la tanto utopica idea che ultimamente balenava nella loro testa poteva trovare fondamenta concrete in un posto del genere. Non importava se era buia e sporca, quei mezz’elfi ci vedevano una nuova vita, un possibile punto di partenza Il tempo continuava a trascorrere e ben presto gli errori compiuti dall’ultimo Vir Araxan vennero tutti al pettine. Fu cosi che una sera, nel rifugio dei raminghi, si radunarono tutti i mezz’elfi in un grande comizio, dove venne decretato un nuovo tipo di governo, piu vicino al popolo, piu votato al e dal popolo, e piu equo e vicino al bisogno comune. A seguito della liberazione della grotta, grazie anche all’aiuto dei nani guidati dall’allora Djare Alrik Ranulfson, accorsi ancora una volta in supporto ai mezz’elfi. Fu una battaglia davvero faticosa, pochi i soldati, tanti gli orchi; lo scontro durò tutta la notte, e al primo mattino la grotta era colma di un denso e nerastro sangue che sgorgava dai corpi senza vita ammassati in grandi mucchi, per poi essere bruciati. La grotta era bonificata, ma a causa del fumo provocato dagli incendi appiccati ai cadaveri orcheschi, era inagibile per diversi giorni. Gli ultimi giorni nei pressi del rifugio dei raminghi si svolsero in preparativi per portar via lo stretto necessario per iniziare a popolare la loro recente conquista. E cosi un giorno, nel tardo pomeriggio ci fu una carovana che dal rifugio dei raminghi giungeva alla grotta dopo un percorso tra paludi, e foreste, e orchi e terathan. La sera, calato il sole dietro le colline, i mezz’elfi si ritirarono nella loro nuova dimora, sistemata provvisoriamente con giacigli preparati al momento.

LA RINASCITA

“Come enorme è il calore che il fuoco sprigiona, così fu l’energia che mutò cenere in fenice, e nuova vità donò all’immortal volatile”

Quella sera fu una sera indimenticabile, epica piu del giorno in cui vinsero la battaglia contro gli orchi. Si radunarono sulla nuda roccia nel sottosuolo, illuminati dalle sole lanterne accese per l’occasione. Tutti erano immobili, non si udiva rumore alcuno eccetto lo sgorgare dell’acqua dal profondo della roccia in un lago sotterraneo di cui i mezz’elfi ancora non avevano visto la fine. I contorni della grotta si perdevano nel buio, le fioche luci rischiaravano appena il volto dei mezz’elfi riuniti in piedi immobili, in un cerchio. Cosi presero parola alcuni di essi, e l’assemblea prese inizio. Quell’assemblea avrebbe presto cambiato le sorti di quella gente, dando primo fondamento alla parola comunità. Quella sera si svolsero le votazioni in segreto per eleggere il concilio di cui si era tanto discusso al rifugio dei raminghi. Troppi furono gli sbagli che l’ultimo vir fece, e nonostante fosse ancora rispettato da tutti, egli non mostrò di aver compreso i propri errori e non contento della scelta del popolo che diceva di rappresentare con rispetto, nel mezzo della votazione, scappò nell’ombra, e uscito dalla grotta montò a cavallo per dileguarsi nel buio di quelle terre. La sua figura non fu piu veduta in quelle terre per lungo tempo. Ma l’assemblea terminò e vennero comunicati i risultati delle votazioni; il volere del popolo si era incarnato nella figura dei tre primi concilianti: Clerius, Lomion e Resif.

IL VOLO

“Enorme e maestosa creatura, o fenice, sì ti libri nel sereno aere, mostrando bellezza e candore per colui che ha fortuna di ammirarti”

E cosi passarono diversi mesi, e man mano la grotta prendeva sembianze sempre piu da casa; venne arredata provvisoriamente con alcuni mobili, e attrezzi, e vennero costruiti recinti e porte robuste per difendersi da possibili incursioni esterne. I mezz’elfi, ora supportati da nuovi attrezzi migliori di quelli abbandonati nel rifugio dei raminghi, poterono dedicarsi maggiormente all’allenamento delle proprie facoltà, migliorando ogni singola abilità posseduta da ognuno di loro; fu cosi che molti tra i migliori sarti, falegnami, stagnini, arcolai, e fabbri si formarono tra di loro per garantire un futuro prospero a tutta la comunità. E fu cosi che un giorno, al primo mattino, quando ancora il sole non era sorto, guardando verso est, i tre concilianti svegli dalla sera precedente, uscirono dalla grotta e a piedi nudi, percorsi pochi passi sull’erba verde e prosperosa guardarono verso est, in attesa dell’alba. E quando il sole si destò dal suo sonno per far comparsa da dietro le colline, donando luce e forza a tutti gli esseri viventi, uno dei tre concilianti, ammirando l’ampia distesa e gli animali al pascolo disse: “Queste terre ci hanno donato nuova vita, ed ora noi doneremo a loro nuova prosperità; Gioite fratelli perché ora siamo sulle terre di Eldor!”.

Lomion.